“Effetto pandemia” è il titolo di un articolo pubblicato sulla rivista European Journal of Clinical Nutrition, che parla di uno studio condotto dall’Università di Modena e Reggio Emilia.
Partiamo dal presupposto che la quarantena è stata necessaria per ridurre la circolazione del virus ma che ha avuto diversi effetti negativi sulla salute psico-fisica delle persone. In particolare il periodo a casa ha portato una “ridotta attività fisica e dieta malsana, con effetti a lungo termine termine sulle malattie cardiovascolari”.
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L’articolo continua facendo un appello ai cardiologi: “Si preparino ad affrontare il probabile aumento dell’obesità che seguirà la pandemia” e i governi si preparino a “intraprendere un’obbligatoria azione globale a sostegno di una dieta sana e di un’attività fisica per incoraggiare le persone a tornare a corretti stili di vita”.
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Ma da cosa è dovuto questo cambiamento?
Molte persone hanno avuto sintomi da stress post-traumatico, forti sensazioni di rabbia e confusione per le troppe notizie. Inoltre c’è stata una grande paura di carenza di cibo (che in realtà non c’è stata) che ha portato le persone ad acquistare cibi confezionati e a lunga scadenza al posto di alimenti freschi. In più l’ansia e lo stress hanno portato a mangiare male e troppo. La forte riduzione del consumo di prodotti freschi, quali frutta e verdura ricca di antiossidanti che contrastano ipertensione e aterosclerosi, ha aumentato la problematica.
Oltre tutto questo abbiamo avuto una riduzione o, in alcuni casi una rinuncia, all’attività fisica. Tante sono state le raccomandazioni a continuare a fare attività fisica anche a casa e moltissimi sono i video che si trovano su internet per continuare l’allenamento anche a casa, ma pochi hanno seguito il consiglio.
“Non possiamo escludere che i cambiamenti nello stile di vita persistano dopo la pandemia” dovuti anche al forte stato di stress e ansia che continuano a persistere, aiutati dalla forte crisi economica e alla paura di perdere il lavoro “portando ad un aumento del rischio cardiovascolare, principalmente nelle categorie socio-economiche basse”.
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È importante “rivalutare il rischio cardiovascolare nei pazienti insieme a parametri metabolici incluso lo stato glicemico”.

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Covid, obesità e disturbi cardiovascolari?????“Effetto pandemia” è il titolo di un articolo pubblicato sulla rivista…

Pubblicato da Poliambulatorio Stenella su Giovedì 11 giugno 2020